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Winckelmann e l'Egitto: la riscoperta dell'arte egizia nel XVIII secolo

7 giugno – 14 novembre 2004

Nell'ambito delle mostre tematiche a carattere interdisciplinare, che il Museo Vela propone a scadenza regolare, e rinnovando la collaborazione con lo Staatliches Museum Ägyptischer Kunst di Monaco di Baviera – una collaborazione che nel 1995 sfociò nella mostra dedicata a Thomas Mann e l'Egitto – quest'anno viene proposta al pubblico la mostra dal titolo Winckelmann e l'Egitto. La riscoperta dell'arte egizia nel 18° secolo, ideata dal museo di Monaco e dal Winckelmann-Museum di Stendal, di cui la tappa a Ligornetto è la seconda, in una lunga e prestigiosa itineranza che prevede stazioni a Vienna, Monaco, Berlino e Roma. A Villa Vela la rassegna viene completata da un nucleo importante di opere monumentali, assenti da Stendhal.

La mostra tratta di un aspetto finora inedito e negletto della vastissima attività scientifica di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768): lo studio dell'arte dell'Antico Egitto, ai cui stili egli ha dato, per primo, una strutturazione cronologica. In mostra sono esposte opere d'arte scultoree monumentali (sfingi, statue) e di arte minore (cammei, rilievi decorativi, ecc.), oltre a testi – taccuini di viaggio, incisioni, studi antiquari sei e settecenteschi – che furono fondamentali per la riscoperta e il successivo studio della materia, nonché per il dibattito che in quegli anni (nella seconda metà del Settecento) si animava intorno alla gerarchizzazione delle culture antiche.

Johann Joachim Winckelmann, studioso oggi in genere associato alla riscoperta dell'arte greca, descrivendo la bellezza ideale delle statue greche approdò alla celebre formula della loro «nobile semplicità e quieta grandezza nella posizione e nell'espressione». Poiché i suoi testi conquistarono i contemporanei e i posteri, archeologi e appassionati d'arte, inducendoli a vedere l'arte antica in un modo nuovo che avrebbe influito sull'arte contemporanea e su altre sfere culturali, il periodo classico tedesco e il classicismo europeo si richiamarono a Winckelmann come loro padre e protagonista. La sua scoperta dell'arte greca fu senza dubbio tra gli eventi stimolanti e duraturi che caratterizzarono la storia del pensiero nella seconda metà del Settecento, ma fece passare in secondo piano il fatto che nel 1764 Winckelmann, ancorato com'era all'illuminismo europeo, pubblicando la Geschichte der Kunst des Alterthums inserì nell'opera anche le arti egizia, fenicia, persiana, etrusca e romana, trattando anch'esse in termini culturali, estetici e teoretici.

Winckelmann appare un fondatore, in ambito scientifico, anche nel suo approccio innovativo ai monumenti artistici egizi: fu il primo, cioè, ad affrontarli con parametri iconografici, cronologici e stilistici, quindi in chiave sistematica. Grazie a lui, prese forma una prima storia dell'arte egizia che, in quanto basata sull'osservazione precisa dei  monumenti, schiudeva orizzonti nuovi anche sul piano metodologico.

A questa riscoperta settecentesca dell'arte egizia è dedicata la mostra, che presenta la divulgazione delle prime immagini di opere d'arte da parte dei viaggiatori e spiega perché nel Settecento, per studiare quelle opere, occorreva anzitutto recarsi in Italia, ove c'erano templi romani di divinità egizie, decorati con sculture importate dall'antico Egitto; la conseguente prima ondata di «egittomania» aveva indotto anche a imitarle per decorare case e ville romane. Da Roma, già nei decenni a cavallo del 1700, alcuni reperti egizi finirono poi in collezioni europee di sovrani e di privati cittadini; grazie alle loro pubblicazioni, anche Winckelmann venne a conoscenza di quei reperti.

Per la mostra, imperniata appunto sul modo in cui egli concepì l'arte egizia e si perfezionò nella materia, sono state scelte opere viste, studiate e descritte da lui. Osservarle da vicino consente di rivivere e capire concretamente la riscoperta dell'arte egizia, ma anche, come avvenne per Winckelmann, di concentrare lo sguardo sull'arte. Il grande influsso delle sue idee sul pensiero scientifico e sulla filosofia della cultura nel tardo Settecento, infine, è esemplificato dalla mostra con due tipi di concezioni museali relative all'arte egizia, recentemente applicati a Monaco e a Wörlitz.

Le opere provengono dai maggiori musei egizi di Germania, Austria e Italia (Monaco, Berlino, Vienna, Dresda, Torino), mentre la mostra viene arricchita in questa tappa elvetica dall'edizione integrale degli scritti di Winckelmann di proprietà di Vincenzo Vela stesso, in una rara edizione italiana in 12 volumi degli anni 1830-34.

La mostra durerà dal 6 giugno al 14 novembre e sarà accompagnata da un catalogo in lingua italiana e uno in lingua tedesca, oltre che da audioguide in entrambe le lingue.

L'esposizione è stata resa possibile anche dal sostegno della Ernst von Siemens-Kunststiftung di Monaco.