Parlano di noi
Inaugurata il 25 aprile scorso, la mostra «Bertille Bak. Voci dalla terra» è un’originalissima riflessione sull’essere umano, sul mondo del lavoro contemporaneo e le sue derive, sull’importanza dell’incontro. L’inusuale metodologia e ricerca dell’artista francese, lontana da cliché e pietismi, non ha mancato di richiamare anche l’attenzione dei mass media.
Vi segnaliamo alcuni passaggi delle recensioni apparse il 24 aprile scorso sui due quotidiani ticinesi a seguito dell’anteprima stampa.
Beppe Donadio su «laRegione», scrive: «La grazia di Bertill Bak si discosta dal graffio della sua denuncia. Dev’essere quella timidezza di fondo che accompagna le persone geniali. Non vi è cinismo in lei, «semmai l’ironia, le incongruenze volute e un po’ di follia». Così ci spiega, dopo l’incontro, il suo approccio a temi pesanti come macigni. Lavora a «una narrativa che si distacchi dal militantismo e dalla politica strumentalizzata», crede in «una sorta di resistenza». La sua arte ha tempi lunghi: «Vivere sul posto con i protagonisti del mio lavoro è la cosa più bella»».
Secondo Matteo Airaghi, redattore del «Corriere del Ticino», la riflessione artistica di Bertille Bak dà una possibile risposta a come «l’arte contemporanea può ancora svolgere la sua funzione di denuncia aprendoci gli occhi sulle ingiustizie, sulle contraddizioni e sugli abusi che il sistema del capitalismo globalizzato perpetua nel mondo del lavoro». E tra le mura di quella che fu la dimora-atelier di Vincenzo Vela i lavori dell’artista francese non possono non trovare «una particolare risonanza con la celebre opera Le vittime del lavoro di Vincenzo Vela che lo scultore ticinese realizzò come uno dei primi monumenti europei dedicati alla classe operaia».
Vi ricordiamo che la mostra è aperta fino al 10 gennaio 2027.

