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ComunicazioniPubblicato il 17 giugno 2026

Parlano di noi

Alcuni ulteriori echi dalla stampa sulla mostra «Bertille Bak. Voci dalla terra».

Segnaliamo due contributi radiofonici mandati in onda dalla RSI-Radiotelevisione svizzera di lingua italiana. Entrambi i servizi sono delle interviste alla direttrice del Museo e curatrice della mostra Antonia Nessi

Nella trasmissione «Voci dipinte» (RSI Rete Due, 10.05.2026), curata dalla giornalista Emanuela Burgazzoli, vi è un invito a scoprire la figura, l’opera e il pensiero di Bertille Bak. Nipote di minatori, l’artista francese è particolarmente sensibile al destino di questi «lavoratori invisibili» e alle derive del lavoro contemporaneo, come lo fu Vincenzo Vela soprattutto con le sue emblematiche «Vittime del lavoro». Le opere di Bertille Bak sono spesso il frutto di una prolungata condivisione dell’artista con comunità di lavoratori che vivono in condizioni durissime. La sua non è arte militante né arte documentaristica: nasce dall’incontro con l’essere umano e si colloca in equilibrio tra realismo e invenzione, quotidianità e assurdo.

Il servizio offre spazio anche al focus dedicato alle «Vittime del lavoro» e alla costruzione della linea del San Gottardo nella seconda metà del XIX secolo.

Angelica Arbasini in «Seidisera Magazine» (RSI Rete Uno, 23.05.2026) interroga Antonia Nessi soprattutto su come la mostra in corso è anche un’occasione per suscitare un dialogo tra le opere dello scultore ticinese e l’arte contemporanea; in questo caso il punto d’incontro tra Bak e Vela è l’altorilievo «Le vittime del lavoro». Attraverso due letture appartenenti a epoche molto diverse, lo scultore e l’artista francese mettono in luce gli aspetti più dolorosi e drammatici – e purtroppo sempre attuali – del mondo del lavoro.

Sul fronte della carta stampata segnaliamo l’articolo di Federico Franchini su «area» del 22.05.2026, che si sofferma in particolare sul lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori. Emblematica l’installazione «Le berceau du chaos» che Bertille Bak ama definire anche come l’Acchiappabambini: «Gira, la giostra con i suoi cavallini. […] È colorata e ha la forma di un gioco per bambini. Ma non lo è. Quella giostra, al contrario, acchiappa i bambini, li illude, li corteggia, li sottrae all’infanzia e li consegna al mondo. A un mondo fatto di lavoro e sfruttamento». E il tema dello sfruttamento rinvia alle «Vittime del lavoro» di Vincenzo Vela, il cui «monumento fu tra i primi in Europa a rendere omaggio alla classe operaia: non agli eroi, ma agli anonimi lavoratori».

Infine, citiamo l’articolo di Chiara Ottavi pubblicato sul numero 6 del 2026 della rivista «Kunst-Bulletin». Anche in questa recensione la giornalista si sofferma in particolare sullo sfruttamento minorile nel mondo del lavoro: «Innocenza e brutalità sono due elementi principali che convivono nelle opere di Bertille Bak e che, attraverso il linguaggio della favola, vengono raccontati in modo quasi umoristico». Una modalità di narrazione che genera «in chi osserva un senso di spaesamento volto alla riflessione».

Vi ricordiamo che la mostra rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2027.