«Il filo di Arianna» sui media

Numerosi (e più che lusinghieri) i commenti sulla mostra che invita a scoprire l’opera di Marcel Dupertuis.

«Merci, Monsieur Dupertuis»: si chiude così, con un ringraziamento pubblico, il lungo articolo elogiativo che il Corriere del Ticino ha dedicato alla mostra «Il filo di Arianna». «Un’avventura intellettuale… un’opera d’arte totale… un raffinato ed enigmatico lavoro sulla mistica ebraica… Sessant’anni di arte, di ricerca, di esplorazione delle più profonde e colte tematiche formali ed esistenziali» sono alcuni giudizi riportati da Matteo Airaghi sul quotidiano ticinese.

Clara Storti su LaRegione ha evidenziato l’allestimento, la cui concezione «ha nel dialogo fra opere esposte e spazio circostante, luce e vuoto, il suo dinamismo. Procedendo nel percorso da una sala all’altra la lettura è continua e la molteplicità di punti di vista arricchisce i contenuti: gli occhi passano così dalle sculture, alle tele, alle litografie, alle fotografie come se stessero guardando a un unico grande organismo; sempre diverso, nuovo».

«Il filo di Arianna. Marcel Dupertuis. Opere 1951-2021» (al Museo fino al 12 febbraio) ha incuriosito anche la stampa italiana, invitata a (ri)scoprire un autore al di fuori dei grandi circuiti artistici. «Dupertuis è forse poco noto - scrive Elisabetta Farioli su Varese Mese - ma è una figura importante tra i rappresentanti di una generazione che ha cercato di fare del proprio impegno d’artista ed esistenziale la propria forza, al di fuori del sistema del mercato dell’arte. Una mostra sorprendente». Sul Giornale dell’arte, Mariella Rossi coglie invece il «Filo rosso: il concetto di assenza, una coerente attitudine concettuale tesa a svelare profondità temporali e psichiche, attraverso forme scultoree semplificate ed essenziali, in un processo di svuotamento e scarnificazione dei soggetti, che si ritrova anche nelle strutture pittoriche monocromatiche e nei vuoti delle recenti opere fotografiche».

Martina Venanzoni sul Kunstbulletin analizza la poetica di Dupertuis a partire da alcune opere di epoche diverse, da una gouache giovanile fino alla simbolica «Figura continuum 5» che compare sulla locandina della mostra. E si sofferma sulle stampe fotografiche di grande formato, nelle quali - scrive - «l'artista ha ritratto sé stesso, invecchiato, in attitudine meditativa. Le fotografie, messe in scena come nature morte, si ispirano a un genere che già in ambito pittorico ha sviluppato un simbolismo legato alla vita e alla fugacità».

Per la rubrica Laser di Rete Due, Monica Bonetti è invece entrata nella «cucina-testa», ovvero nell’atelier di Dupertuis, per scoprire gli intrecci tra pittura, scultura e scrittura di un percorso artistico davvero singolare.

https://www.museo-vela.ch/content/vela/de/home/info/news/news-2022/il-filo-di-Arianna-sui-media.html