Lo sguardo in movimento

Mara Della Pergola, fondatrice dell’Istituto di formazione Feldenkrais, ha fatto chiudere gli occhi al pubblico e, paradossalmente, ha allargato lo sguardo sulle opere di Vincenzo Vela. Come «Le vittime del lavoro».

Pergola

In un’insolita e curiosa visita «con altri occhi», domenica primo settembre, Mara Della Pergola ha invitato il pubblico a (ri)scoprire le opere di Vincenzo Vela, a partire da una delle sue più rappresentative, «Le vittime del lavoro».
«La vittima è trasportata su una barella», ha descritto Mara Della Pergola. «Non vediamo il volto, la testa è riversa, ma capiamo che è morto o sta morendo dal braccio che pende senza vita come ne La morte di Marat. Ma tutt'intorno c'è parecchio movimento. Dietro, la persona che sostiene ha la testa in avanti, a mostrare la determinazione nell'incedere, il peso vicino a sé. Mentre la persona davanti mostra la rabbia, la desolazione, lo sforzo nell’estrema tensione delle spalle e della schiena, come se ci fosse una forza che si oppone. Le altre due figure presenti: uno illumina dallo sfondo, dà luce al morto con un bellissimo gesto del braccio sopra la testa. La faccia è parzialmente coperta ma gli vediamo gli occhi: lui vuole vedere. L'altro è in primo piano verso di noi ma sembra volersi oscurare, tiene il lume in basso, non fa luce. Anche qui il volto è parzialmente coperto, cappuccio calato, testa inclinata».

Con una serie di piccoli esercizi di respirazione, il pubblico presente ha osservato lo spostamento dello sguardo, il fluire del respiro, la postura, come descritto nel saggio «Lo sguardo in movimento», scritto da Mara Della Pergola nel 2017.

«Nel libro», ha raccontato l’autrice, «volevo parlare del mio lavoro con il Feldenkrais e sono partita dal dal senso di benessere o di completezza che proviamo quando vediamo un'opera d'arte e ce ne innamoriamo. In genere diciamo: mi piace, ne osserviamo alcuni dettagli, la inquadriamo nella storia dell'arte e questo è un processo intellettuale importante e piacevole, ma strettamente mentale. Raramente diciamo: mi sento più radicata o mi si è aperto il respiro o sono più centrata. L'opera ci seduce e il nostro sguardo ci porta nell'opera ma poi rientra in noi stessi e questo permette di poterci osservare con nuovi spunti. Lo sguardo in movimento, il titolo del libro, indica proprio questo duplice movimento: verso l'esterno e verso l'interno. Noi accogliamo l'opera attraverso i nostri sensi, la guardiamo, la respiriamo, siamo fisicamente coinvolti. L'opera ci piace non solo perché è magistralmente eseguita ma anche perché riesce a toccare delle corde molto profonde e universali».

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